Ci sono città che si visitano, città che si fotografano e città che, una volta tornati a casa, continuano a vivere dentro di noi. Sarajevo appartiene decisamente a quest’ultima categoria.
Un viaggio che ci ha portati alla scoperta di una capitale sorprendente, dove Oriente e Occidente si incontrano a ogni angolo, dove il richiamo alla preghiera del muezzin si mescola al suono delle campane delle chiese e dove le tracce di una storia dolorosa convivono con la voglia di guardare avanti.
Sarajevo è una città dai mille volti: ottomana e austro-ungarica, vivace e malinconica, accogliente e profondamente segnata dal suo passato. Una destinazione che merita di essere scoperta lentamente, camminando tra i vicoli del centro storico, fermandosi nei caffè tradizionali e dedicando il giusto tempo ai luoghi che raccontano la sua storia.
Durante il nostro viaggio abbiamo dedicato cinque giorni a Sarajevo e uno a Mostar, raggiunta in treno attraversando alcuni dei paesaggi più suggestivi dei Balcani.
Giorno 1 – Arrivo in città e prima cena a base di ćevapčići
Partiamo dall’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo diretto WizzAir verso Sarajevo. Dalla capitale bosniaca ci separa un’oretta di volo, una tratta breve e comoda per raggiungere una destinazione ancora relativamente poco conosciuta dal turismo italiano. Atterriamo nel pomeriggio e, dopo aver raggiunto il nostro alloggio in centro, l’Hotel Ecco Deluxe, decidiamo di non perdere tempo: lasciamo le valigie e usciamo subito per un primo giro esplorativo.
La prima impressione è quella di una città particolare, in cui le influenze architettoniche e culturali cambiano quasi improvvisamente da una strada all’altra. Passeggiando sulla via principale, si passa dagli edifici austro-ungarici alle costruzioni ottomane, dalle vie commerciali moderne ai vicoli acciottolati. È proprio questa mescolanza a rendere Sarajevo così affascinante.
La pancia brontola e per la nostra prima cena scegliamo uno dei piatti simbolo della cucina bosniaca: i ćevapčići, piccoli cilindri di carne macinata e speziata, tradizionalmente serviti all’interno del pane somun, accompagnati da cipolla cruda e kajmak, una crema a base di latte tipica dei Balcani. Ci fermiamo da Fan Ferhatović, dove assaggiamo questa specialità e iniziamo a prendere confidenza con i sapori locali.
Un primo assaggio di Sarajevo, in tutti i sensi!
Giorno 2 – Alla scoperta della parte ottomana
Il secondo giorno lo dedichiamo alla scoperta del centro storico, partecipando al tour guidato di Free Walking Tour Italia. Una scelta che consigliamo soprattutto a chi visita Sarajevo per la prima volta: camminare tra le sue strade accompagnati da una guida permette di comprendere molto meglio la storia, le tradizioni e le tante influenze culturali che hanno plasmato la città.
Noi lo abbiamo fatto con Nermin, un ragazzo italo-bosniaco che dopo aver studiato e vissuto in Italia ha deciso di tornare a Sarajevo e mostrare la sua città, e la sua storia, agli italiani.
Baščaršija e la fontana Sebilj
Il tour parte da Baščaršija, il cuore della Sarajevo ottomana e uno dei quartieri più caratteristici della città. Il nome indica il vecchio bazar, un intricato susseguirsi di stradine acciottolate, botteghe artigiane, negozi di souvenir, caffetterie tradizionali e ristoranti. Qui il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso: si vedono artigiani al lavoro, si sente il profumo del caffè bosniaco e si incontrano visitatori provenienti da ogni parte del mondo.
Il punto più riconoscibile del quartiere è la fontana Sebilj, una struttura in legno in stile ottomano che si trova nella piazza principale. È uno dei simboli più fotografati della città e, secondo una tradizione popolare, chi beve la sua acqua tornerà un giorno a visitare la città. Noi lo abbiamo fatto!
La piazza è anche famosa per i numerosi piccioni che la popolano, diventati ormai parte integrante del paesaggio, attratti da una “forza mistica” – il mangime dei venditori.
L’antico caravanserraglio sulla Via della Seta
Proseguiamo verso il Morića Han, uno degli edifici storici più interessanti del quartiere. Si tratta di un antico caravanserraglio ottomano, ovvero una struttura che in passato offriva ospitalità a mercanti, viaggiatori e alle loro merci lungo le rotte commerciali.
Costruito intorno al XVI secolo, rappresentava un importante punto di sosta per chi attraversava Sarajevo lungo la Via della Seta. Il cortile interno, circondato da porticati e ambienti su più livelli, permette ancora oggi di immaginare quale fosse la vita dei commercianti che arrivavano qui dopo lunghi viaggi.
Le botteghe artigiane del rame
Una delle esperienze più interessanti del tour è la visita a una bottega artigiana in cui si lavora il rame. Baščaršija è infatti famosa per la sua tradizione nella lavorazione dei metalli: lungo le sue stradine si trovano ancora laboratori dove vengono realizzati a mano caffettiere, vassoi, piatti decorativi e altri oggetti tipici.
Abbiamo avuto l’occasione di parlare con un ramaio e osservare da vicino il suo lavoro. Un incontro semplice ma prezioso, che ci ha permesso di conoscere una tradizione tramandata da generazioni e che continua a caratterizzare l’identità del quartiere. Qui il primo impatto con la triste storia dell’assedio, che però rivela un epilogo di speranza. In un’ottica di “riciclo”, se cosi vogliamo definirlo o di demonizzazione di oggetti bellici, come mortai o proiettili, i ramai li hanno lavorati decorandoli con temi floreali per poteri vendere.
Questo ci ha fatto riflettere molto, ed è proprio in questi momenti che un viaggio diventa qualcosa di più di una semplice visita turistica.
Il Ponte Latino e la goccia che fece traboccare il vaso
Raggiungiamo poi il Ponte Latino, uno dei luoghi più importanti della storia europea. Il ponte attraversa il fiume Miljacka e si trova a pochi passi dal punto in cui, il 28 giugno 1914, Gavrilo Princip assassinò l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria e sua moglie Sofia. L’attentato rappresentò la scintilla che contribuì a innescare la Prima Guerra Mondiale.
Fermarsi qui significa trovarsi davanti a un luogo apparentemente tranquillo, attraversato ogni giorno da residenti e turisti, ma che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia del Novecento. Oggi è presente una riproduzione dell’auto in cui viaggiavano i due, in cui si può scattare una foto al solo costo di 1euro. Cosa bizzarra che fa impazzire molti turisti, a noi no!
La Moschea Gazi Husrev-beg
Continuiamo il percorso raggiungendo la Moschea Gazi Husrev-beg, uno dei più importanti edifici religiosi islamici della Bosnia. Costruita nel 1531 per volontà del governatore ottomano Gazi Husrev-beg, è uno degli esempi più significativi di architettura ottomana nei Balcani.
La moschea colpisce per la sua eleganza, per la grande cupola centrale, il minareto e il cortile interno con la fontana per le abluzioni. È ancora oggi un importante luogo di culto e un simbolo della presenza e della tradizione islamica a Sarajevo
La Torre dell’Orologio e Pekara Imaret
Accanto alla moschea si trova la Torre dell’Orologio, un’altra testimonianza del passato ottomano della città. La particolarità di questo orologio è il suo sistema di misurazione del tempo: segue infatti l’ora lunare, utilizzata tradizionalmente per individuare il momento del tramonto e quindi della preghiera serale. Un dettaglio curioso che racconta quanto le tradizioni locali siano ancora presenti nella vita quotidiana di Sarajevo.
Concludiamo con una sosta da Pekara Imaret, una panetteria dove fermarsi per assaggiare prodotti da forno tipici. Le pekara sono una presenza costante nella vita bosniaca – a cui noi due ci siamo abituati da subito – qui si trovano pane, burek, pita e tante altre preparazioni salate, perfette per una pausa veloce e genuina.
Il burek, in particolare, è una specialità molto diffusa qui, preparata con pasta sottilissima e un ripieno tradizionalmente a base di carne.
Giorno 3 – Le ferite di Sarajevo: le Rose, Markale e la Fortezza Gialla
Il terzo giorno è probabilmente quello che ci ha lasciato le emozioni più intense, dove abbiamo iniziato a fare una conoscenza più approfondita della città. Sarajevo è bellissima, ma è impossibile visitarla senza confrontarsi con uno dei capitoli più drammatici della sua storia recente: l’assedio che, tra il 1992 e il 1996, trasformò la capitale bosniaca in uno dei luoghi più pericolosi d’Europa.
La Cattedrale del Sacro Cuore
Iniziamo la giornata dalla Cattedrale del Sacro Cuore, situata nel centro della città, è il principale edificio cattolico di Sarajevo e uno dei suoi monumenti religiosi più importanti. Costruita alla fine del XIX secolo in stile neogotico, presenta una facciata imponente, due torri campanarie e un interno ricco di decorazioni. La cattedrale testimonia la convivenza delle diverse confessioni religiose che da sempre caratterizza Sarajevo.
Le Rose di Sarajevo e la storia dell’assedio
Gia vicino la cattedrale notiamo qualcosa che, inizialmente, potrebbe sembrare un semplice dettaglio della pavimentazione: macchie rosse sul cemento, spesso a forma di piccoli fiori, poi ne vedremo tante altre. Sono le Rose di Sarajevo, uno dei simboli più toccanti della memoria della città. Si tratta di crateri lasciati dall’esplosione delle granate durante la guerra, successivamente riempiti di resina rossa per ricordare le vittime che persero la vita in quei punti.
Il colore rosso richiama il sangue versato e trasforma semplici segni sull’asfalto in piccoli memoriali disseminati per le strade. Per comprendere davvero il significato di queste rose bisogna però conoscere la storia dell’assedio di Sarajevo.
L’assedio iniziò nell’aprile del 1992, durante la dissoluzione della Jugoslavia e la guerra in Bosnia-Erzegovina, e terminò nel 1995 con gli Accordi di Dayton. Per quasi quattro anni la città rimase circondata dalle forze serbo-bosniache, sottoposta a bombardamenti continui, attacchi dei cecchini e gravi difficoltà di approvvigionamento.
I cittadini vivevano in condizioni estreme: mancavano acqua, elettricità, riscaldamento e generi alimentari. Attraversare una strada poteva diventare un rischio mortale e persino procurarsi del pane o dell’acqua significava esporsi ai colpi dei cecchini. L’assedio durò 1.425 giorni e provocò migliaia di vittime civili, tra cui numerosi bambini.
Camminando oggi per Sarajevo è impossibile non notare le tracce di quel periodo. Non ci sono soltanto le Rose: sulle facciate degli edifici, sulle case, sui palazzi e persino sulle abitazioni delle zone più periferiche sono ancora visibili fori di proiettile, segni di schegge e danni provocati dai mortai. Nonostante molti edifici siano stati ricostruiti, le cicatrici della guerra sono ancora presenti praticamente ovunque. Sono segni silenziosi che ricordano quanto sia fragile la pace e quanto sia importante non dimenticare.
Sarajevo Meeting of Cultures
Proseguendo la passeggiata raggiungiamo il Sarajevo Meeting of Cultures, un punto simbolico del centro cittadino. Qui una semplice linea sulla pavimentazione indica il punto in cui si incontrano due anime architettoniche e culturali della città. Da una parte troviamo la Sarajevo ottomana, con i suoi bazar, le moschee e le stradine tradizionali; dall’altra quella austro-ungarica, caratterizzata da edifici monumentali, facciate europee e grandi viali.
È uno dei luoghi che meglio raccontano l’identità multiculturale della capitale bosniaca.
Gazi Husrev-beg’s Bezistan
Poco distante troviamo il Gazi Husrev-beg’s Bezistan, un antico bazar coperto costruito nel XVI secolo. La struttura, caratterizzata da una lunga galleria con copertura a volta, ospitava originariamente i commercianti che vendevano tessuti e altri prodotti. Durante il periodo austriaco il bazar venne praticamente dimezzato per far spazio ad una nuova costruzione, questo lo rese – involontariamente – il bazar più piccolo al mondo, con solo due centimetri di scarto dal secondo in Turchia. Oggi al suo interno si trovano negozi di souvenir, artigianato e oggetti tradizionali. È il posto ideale per curiosare tra le botteghe e acquistare qualche ricordo del viaggio.
La Fortezza Gialla: il panorama più bello su Sarajevo
Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la Fortezza Gialla (Žuta Tabija), situata su una collina che domina la città. La fortezza faceva parte del sistema difensivo ottomano e oggi è uno dei punti panoramici più belli di Sarajevo.
Per raggiungerla bisogna affrontare una salita non proprio semplicissima, ma la fatica viene ampiamente ripagata dalla vista: davanti a noi si apre tutta la città, con i tetti del centro storico, i minareti, i campanili e le montagne che circondano la valle.
È particolarmente suggestiva al tramonto, quando il sole scende dietro le montagne e le luci iniziano ad accendersi. Un luogo che consigliamo assolutamente di inserire nel proprio itinerario.
Il mercato di Markale
Scendendo dalla Fortezza Gialla raggiungiamo il mercato di Markale, un mercato alimentare, frequentato dai sarajevesi per acquistare frutta, verdura, carne e altri prodotti locali.
Purtroppo in questo posto avvenne uno dei più gravi massacri di civili durante l’assedio della città. Il 5 febbraio 1994 una granata di mortaio esplose all’interno del mercato, uccidendo 68 persone e ferendone 144. Un secondo massacro avvenne il 28 agosto 1995, sempre nelle vicinanze del mercato, provocando altre 43 vittime. Sono episodi che hanno segnato profondamente la storia della città e che non possono lasciare indifferenti. Oggi, tra le bancarelle e la normale attività commerciale, sono presenti memoriali che ricordano le persone che persero la vita.
Visitare Markale significa comprendere quanto la guerra abbia colpito la quotidianità delle persone comuni, proprio nei luoghi in cui si svolgeva la vita di tutti i giorni.
L’elegante Petrakijina
Continuiamo verso il quartiere di Petrakijina, una zona elegante e tranquilla che conserva un’atmosfera diversa rispetto alle vie più frequentate del centro. Qui tra le tante palazzine in stile Art Déco si trova anche l’Ambasciata d’Italia, un piccolo riferimento che ci ricorda il legame tra il nostro Paese e la Bosnia-Erzegovina.
La passeggiata permette di osservare un’altra parte della città, meno legata al turismo e più vicina alla vita quotidiana dei suoi abitanti
Il Ponte Eiffel
Concludiamo il percorso raggiungendo il Ponte Eiffel, un ponte pedonale in metallo che attraversa il fiume Miljacka e che viene spesso associato, nella tradizione locale, alla figura di Gustave Eiffel. Si dice che l’acciaio utilizzato per costruirlo sia lo stesso della Torre Eiffel a Parigi, ma di questo non c’è nessun riscontro reale poi effettivo. Ad ogni modo, offre un piacevole scorcio sul fiume e sugli edifici circostanti, ed è una tappa interessante per chi vuole scoprire anche gli angoli meno conosciuti di Sarajevo.
Giorno 4 – Un giorno a Mostar
Il quarto giorno lasciamo Sarajevo per dedicare un’intera giornata a Mostar, una delle città più affascinanti del Paese. La raggiungiamo in treno, con una tratta che rappresenta già di per sé una delle esperienze più belle del viaggio
Il viaggio in treno da Sarajevo a Mostar
Il collegamento ferroviario tra Sarajevo e Mostar attraversa alcuni dei paesaggi più suggestivi dei Balcani. Durante il tragitto il treno costeggia fiumi, gole profonde, montagne e vallate, regalando scorci spettacolari soprattutto lungo il corso della Neretva. È uno di quei viaggi in cui il percorso diventa parte integrante della destinazione.
Consigliamo di scegliere, quando possibile, un posto vicino al finestrino e di godersi il panorama senza fretta. Il viaggio dura generalmente circa due ore, ma è sempre opportuno controllare gli orari aggiornati e la disponibilità dei collegamenti, di solito uno o due giornalieri.
Arrivati a Mostar ci troviamo subito immersi in un’atmosfera completamente diversa. La città è famosa per il suo centro storico di impronta ottomana, per le stradine in pietra, le botteghe artigiane e soprattutto per il suo ponte simbolo. Il nome Mostar deriva proprio dai custodi del ponte, i mostari, che in passato sorvegliavano l’attraversamento del fiume.
Stari Most: il Ponte Vecchio
Il protagonista assoluto della città è lo Stari Most, il Ponte Vecchio, costruito nel XVI secolo durante il periodo ottomano. Con la sua caratteristica forma arcuata, collega le due sponde della Neretva ed è uno degli esempi più belli di architettura ottomana nei Balcani.
Durante la guerra in Bosnia, nel novembre 1993, il ponte venne distrutto dai bombardamenti, diventando uno dei simboli più dolorosi del conflitto. La sua ricostruzione, completata nel 2004 da un progetto italiano, rappresentò un importante gesto di riconciliazione e rinascita. Oggi il ponte è patrimonio mondiale UNESCO insieme al centro storico di Mostar. Osservarlo dall’alto, dalle sponde del fiume o dai piccoli punti panoramici circostanti è un’esperienza imperdibile.
Dopo aver ammirato il ponte ci perdiamo tra le stradine del centro storico. Il quartiere è ricco di negozi di artigianato, tappeti, oggetti in rame, souvenir e piccoli locali dove fermarsi per un caffè.
L’atmosfera è vivace e caratteristica, con influenze orientali che si percepiscono nell’architettura, nei colori e nei profumi. Una delle cose più belle è semplicemente passeggiare senza una meta precisa, attraversando i vicoli e raggiungendo i punti panoramici da cui ammirare il ponte.
Dove mangiare a Mostar
Durante la nostra giornata ci siamo fermati prima da Labirint per prendere un tè, dove c’è una fantastica vista sul ponte. Per pranzo abbiamo preso due buonissimi burek da Bakery Dan i Noc, un classico forno a conduzione familiare fuori dalla zona turistica.
Terminata la visita, rientriamo a Sarajevo in treno, portando con noi le immagini di una città che, nonostante le ferite del passato, conserva una bellezza straordinaria.
Giorno 5 – La Sarajevo meno turistica
Dopo la giornata trascorsa a Mostar, dedichiamo il quinto giorno alla scoperta di alcune zone meno battute dai classici itinerari turistici di Sarajevo.
Gradska tržnica Markale
Iniziamo dalla Gradska tržnica Markale, lo storico mercato coperto della città. Da non confondere con il vicino mercato all’aperto, è un edificio che conserva una particolare architettura e che rappresenta uno dei luoghi più interessanti per osservare la quotidianità dei sarajevesi. Al suo interno si trovano banchi di prodotti alimentari, specialità locali e altre prelibatezze. È una tappa perfetta per entrare in contatto con la vita autentica della città.
Il quartiere di Ciglane
Ci spostiamo poi verso Ciglane, un quartiere residenziale caratterizzato da edifici modernisti, palazzi in cemento e una struttura urbana molto diversa dal centro storico. Considerate che per collegare i diversi livelli del quartiere è stata costruita una funicolare.
È una zona interessante per osservare il volto socialista e jugoslavo di Sarajevo, lontano dalle architetture ottomane e austro-ungariche che caratterizzano le aree più conosciute.Qui si può scoprire una Sarajevo meno turistica, fatta di quartieri abitati, mercati locali e scorci urbani particolari.
Una pausa dal sapore viennese
Per una pausa ci fermiamo al Viennese Cafè, un locale che richiama l’atmosfera delle tradizionali caffetterie mitteleuropee. È un piacevole momento per rallentare, sedersi e godersi la città, magari accompagnando un caffè a qualcosa di dolce, noi siamo andati di sacher e cheese cake.
Sarajevska Pivara: la storica birreria della città
Un’altra tappa interessante è la Sarajevska Pivara, la storica birreria di Sarajevo. Fondata nel 1864, è uno degli stabilimenti birrari più antichi dei Balcani e rappresenta una parte importante della storia industriale della città. L’edificio è particolarmente riconoscibile per la sua architettura e per la facciata in mattoni.
Durante l’assedio di Sarajevo la birreria ebbe anche un ruolo fondamentale: la sua fonte d’acqua fu una delle poche risorse a cui i cittadini potevano attingere durante il conflitto.
Ars Aevi: il ponte progettato da Renzo Piano
Proseguiamo verso il ponte Ars Aevi, progettato dall’architetto italiano Renzo Piano. Il ponte si inserisce nel progetto culturale Ars Aevi, nato durante l’assedio di Sarajevo con l’obiettivo di creare una collezione di arte contemporanea internazionale.
L’iniziativa rappresenta un simbolo di speranza e di rinascita culturale: proprio durante uno dei periodi più difficili della città, artisti e istituzioni internazionali hanno contribuito a costruire un progetto rivolto al futuro.
Il ponte è un interessante esempio di architettura contemporanea e un’altra testimonianza del legame tra Sarajevo e l’Italia.
Le luci della città dall’alto
Concludiamo la giornata alla Avaz Twist Tower, uno degli edifici più moderni e riconoscibili dello skyline cittadino. Con i suoi circa 176 metri di altezza, è il grattacielo più alto della Bosnia e tra quelli più alti dei Balcani. La torre si distingue per la particolare forma attorcigliata della facciata e dispone di un punto panoramico dal quale ammirare Sarajevo dall’alto.
La visitiamo di sera, quando la città è illuminata e le montagne circostanti fanno da cornice a uno scenario davvero suggestivo. È un modo diverso per osservare Sarajevo: dopo averla attraversata a piedi, averne conosciuto la storia e averne visitato i quartieri, ci ritroviamo a guardarla dall’alto, cogliendone finalmente la particolare conformazione geografica.
Giorno 6 – La Vijećnica e il Tunnel della Speranza
L’ultimo giorno del nostro viaggio è dedicato ad alcune delle tappe più importanti della città e agli ultimi momenti da trascorrere tra le sue strade.
La Vijećnica
La prima visita è alla Vijećnica, il Municipio di Sarajevo, probabilmente uno degli edifici più belli e scenografici della capitale bosniaca.
Costruito alla fine del XIX secolo durante il periodo austro-ungarico, presenta un’architettura neomoresca, caratterizzata da decorazioni elaborate, colori vivaci, archi e motivi geometrici di ispirazione islamica. In origine ospitava il municipio, mentre successivamente venne utilizzato anche come sede della Biblioteca Nazionale e Universitaria.
Durante l’assedio, nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992, l’edificio venne colpito da un incendio provocato dai bombardamenti. Le fiamme distrussero gran parte del patrimonio librario custodito al suo interno, compresi manoscritti e documenti di enorme valore storico e culturale. La lunga e complessa ricostruzione ha restituito alla città uno dei suoi simboli più importanti. Entrare al suo interno permette di ammirare ambienti riccamente decorati e di comprendere quanto la cultura sia stata una delle grandi vittime del conflitto.
Il Tunnel della Speranza
Prima di raggiungere l’aeroporto per il nostro volo di ritorno verso Roma, decidiamo di visitare Tunnel della Speranza. È una delle testimonianze più importanti e significative dell’assedio.
Il tunnel venne costruito nel 1993, passando sotto la pista dell’aeroporto, per collegare la città assediata con il territorio libero dall’altra parte dell’aeroporto. Era lungo circa 800 metri e rappresentava una via di comunicazione fondamentale per far entrare in città cibo, medicinali, carburante, armi e altri beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione. Attraverso questo passaggio sotterraneo riuscivano a transitare anche persone che cercavano di raggiungere un luogo sicuro o di mantenere i contatti con il mondo esterno.
Oggi una parte del tunnel è visitabile e al suo interno si trova un museo che racconta la vita durante l’assedio, attraverso fotografie, testimonianze e oggetti dell’epoca. Camminare in questo spazio stretto e poco illuminato permette di immaginare, almeno in parte, le difficoltà e i pericoli affrontati da chi lo attraversava ogni giorno.
Sei giorni sono stati sufficienti per innamorarci di Sarajevo! Questa città ci ha colpito per la sua identità multiculturale, per la bellezza dei suoi quartieri e soprattutto per la forza con cui è riuscita a rialzarsi dopo una delle pagine più drammatiche della storia europea contemporanea.
È un viaggio che consigliamo a chi cerca una destinazione diversa dalle classiche mete europee, a chi ama la storia, l’architettura, la cultura e i luoghi capaci di trasmettere emozioni autentiche.
Sarajevo non è soltanto una città da vedere: è una città da ascoltare, comprendere e ricordare.
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Graziano e Federica
Hola siamo Graziano e Federica, due viaggiatori che hanno unito la propria vita nelle passioni e nel lavoro facendone un viaggio unico. Ci siamo conosciuti ad un colloquio di lavoro, che avremmo lasciato entrambi da li a breve, e dopo quindici giorni abbiamo prenotato il nostro primo viaggio insieme. Amiamo le cose colorate, i profumi del buon cibo e scoprire ogni giorno posti nuovi. La nostra casa è l’unione tra il design lineare scandinavo e lo spirito bohéme parigino.











